Fondamenti, umanistico-esistenziale
L'introduzione in Italia dell’approccio Umanistico-esistenziale
alla psicologia si deve a Luigi De Marchi, Direttore Scientifico
di UniVerso LiPsi, psicologo clinico e sociale, politologo
e autore di numerosi saggi in Europa e in America, tra cui “Lo
shock primario” (RaiEri, 2002).
L'approccio Umanistico-esistenziale alla psicologia è frutto
di una elaborazione articolata nel tempo e sviluppata, a partire
dagli anni ’70. Essa vede convergere tre apporti fondamentali:
la dimensione empatica di Carl Rogers, la dimensione psico-corporea
di Wilhelm Reich e di Alexander Lowen e la dimensione esistenziale
evidenziata per la prima volta nel 1924 da Otto Rank con “Il
Trauma della nascita” che di fatto sposta il baricentro
del malessere psichico umano dal conflitto natura-cultura ad
un fenomeno pre-culturale come il trauma della nascita.
Su un piano squisitamente clinico e terapeutico la Psicologia Umanistica Esistenziale non vede alla radice della sofferenza psichica umana il conflitto tra Natura e Cultura, ma la difficoltà di molti individui e culture di affrontare in modo creativo e costruttivo l’angoscia della morte. Per chi sappia esaminarle in un’ottica esistenziale, gran parte delle psicopatologie e delle loro sintomatologie appaiono quali espressioni dirette o metafore dell’angoscia primaria di morte e delle inadeguate difese erette contro di essa.