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Fondamenti, Il cliente al centro

Universi a confronto Già negli anni ’50 Carl Rogers mise in discussione una delle basi dell’impostazione classica della psicoterapia, ovvero l’esigenza di una impersonalità, di una freddezza, di una scientificità paludata di razionalità e di distacco da parte del terapista.
Secondo Rogers il terapista doveva entrare invece nel proprio lavoro psicologico con tutta la sua autenticità, con tutta la sua capacità di ascolto empatico delle emozioni del cliente, con tutta la sua capacità di partecipazione a queste emozioni e, infine, con tutto il suo rispetto per i valori del cliente. Rogers disse: “Compito del terapista non è quello di indirizzare il cliente dove lui ritiene che il cliente debba andare, ma quello di accompagnare il cliente dove lui vuole andare”.

Il concetto freudiano di ‘resistenza’ da parte del paziente nei confronti del trattamento psicoanalitico viene rivisitato da Rogers e considerato un atto comunicativo che deve essere oggetto di ascolto e rispetto da parte del terapeuta.
Ciò pone il ‘cliente’ (non più ‘paziente’)al centro della relazione d’aiuto.